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pisodeuorrior
02 April 2009 @ 10:21 am
Come alcuni avranno gia' visto da altri *social network* ho il sito nuovo.
E' in effetti un momento importante perche' ho lavorato per quattro mesi come uno schiavo giorno notte sabato e domenica per finirlo esattamente il momento che mi ero prefissato, in modo da far incastrare tutti i tempi giusti e mandare i curriculum in altri posti e poi sposarci e poi fare questo e quello che non mi viene in mente e poi andare in un posto dove non piove tutti i giorni ed asciugarci le ossa.
Insomma sono stanco ma ho quella bella sensazione di aver *quasi* finito qualcosa che mi fa stare bene.
Nel sito ci sono ancora tante cosine da mettere a posto ed e' ancora scarno scarno (c'e' solo un oggetto nella gallery 3D, per dire), pero' e li' e lo posso usare.
E' apprezzato ogni tipo di feedback e di critica, su asphalto e' gia' venuto fuori che in qualche situazione alcune immagini di preview si visualizzano a cazzo (e non ho alcuna idea del perche' ne' di come metterle a posto).
In ogni caso, stasera festeggiamo, giusto per stabilire ritualmente la fine di qualcosa per poterne cominciare un'altra.
Dopo ho intenzione di giocare tutto il fine settimana.
E anche di giocare maggie che non l'ho cagata molto negli ultimi mesi.
Poi vediamo
 
 
pisodeuorrior
14 December 2007 @ 07:43 pm
Giuro che non userei Posh Spice nemmeno come burattino da appendere alla porta, ma MAI PIU' pensavo si fosse ridotta cosi', cioe' ha avuto un tracollo che mi pare mia nonna, mi pare.

bleargh


Si ok gli articoli che ho trovato risalgono a luglio ma sono indietro coi gossip e magari a qualcuno interessano.
Per chi sostiene tipo [info]windruffle che sia tutta una montatura imbastita fraudolentemente dall'Adobe, qui c'e' un servizio del daily mail preso da un'altra angolatura.
Qui la fonte originale.
Qui altre antiestetiche rugazze.
Qui come stanno le gambe della Beckham nella classifica mondiale delle gambe.
Qui un'infinita pagina di gossip, che posto esclusivamente per Bruko e che mi ha tenuto ipnotizzato per due ore.

EDIT - ma... ma... c'e' un mondo bellissimo la' fuori! D'ora in poi impieghero' tutto il mio tempo libero a leggere giornali e siti del settore! AIUTO E' UNA DROGA!

RIEDIT - E poi sono scritti benissimo! Ah che ridere

bleargh


Michael Jackson never does anything that makes any particular sense - so it should be no surprise to hear that the looney pop-star has suddenly decided to pack up everything he owns and move into a rental house in Virginia.

Those who thought Michael was keen to live in Las Vegas may be shocked to hear this. Apparently, however, the whole Las Vegas thing - which was supposed to include Michael getting back on-stage again - has fallen through. This follows the general pattern of Michael's recent life, which amounts to one failure after another, interspersed with the occasional lawsuit. Now, Michael's family is said to be deeply concerned about his health - and speculation is that Michael is moving to Virginia partly to get away from their nagging.

But just how bad is Michael's health situation? According to Fox's Roger Friedman, the freak was asked to participate at the recent BET awards, but his flack Raymone Cain told producers he was not well enough to appear. Rumors have been swirling that the child-molesting creep has come down with some kind of fatal illness. Kind of hard to tell just by looking at him - dude hasn't looked all right since about 1986.
 
 
Current Mood: bitchy
Current Music: Q Radio from the telly thanks to my freeview device.
 
 
pisodeuorrior
16 November 2006 @ 01:36 pm
La giornata musicale, da sempre, mi deve cominciare in punta di piedi, altrimenti mi prendo di nervoso e sono cazzi, tutto rovinato.
Quindi appena acceso il computer non mi azzardo a mettere niente di piu' movimentato di un Nick Drake o di un Elliott Smith, il death metal lo tengo per dopo pranzo.
Enfiatimisi i testicoli di sentire Elliott Smith/Nick Drake/Portishead/Amalia Gre' e compagnia bella ieri mi sono trovato costretto a ravanare tra gli altri hard disk della compagnia e chi ti trovo?
Billy Holiday.
Ne ignoro completamente l'opera, proviamola.
L'effetto di Billy Holiday in un ambito cosi' potenzialmente tecnologico e' quasi esilarante. La gente mi si affanna attorno innervosita dall'incombente milestone del primo dicembre, sui monitor ho una cosa che si chiama normal map che sto cercando vanamente di capire e che odio con tutto il cuore, fuori il vento infuria trasportando foglie marroni e lei, imperturbabile, maestosa, materna, se ne sta li' a cantare come se niente fosse, pacifica.
Non potendo concentrarmi troppo sui testi mi arrivano a sprazzi versi tipo "tieniti pure il mio cuore, se non ci sei tu non mi serve a niente", oppure "sei come un'estate con un migliaio di lugli (hei si puo' dire lugli? Che parola lollosa).
Si formano nella mia mente immagini di donnona che canta mentre cucina, sapete, una cosa molto vicina a come potrebbe essere mia nonna, una cosa pura e senza macchia che canta antidiluvianamente per il suo uomo. Non mi butto in discorsi maschilisti, per carita', pero' il fatto che cantasse molto spesso di cose ora datate tipo "sei il mio uomo e ti aspetto qui"," madonna come ti amo anche se sei stronzo per me sei ok lo stesso seppur il mio cuore sanguini" me la inzuppa di deliziosa prospettiva storica.
Cosi' vado a gugglare su questa donna dalla voce cosi' affascinante e scopro che ha avuto una vita per niente come mi immaginavo.
Tipo che e' morta eroinomane. Ed e' stata violentata a undici anni dopo essere stata abbandonata dal padre.
A quindici cantava gia' cosi' bene che, per evitare che la madre venisse sfrattata, canto' per coloro che la volevano buttare in strada commuovendoli sino alle lacrime ed ottenendo pieta'. Nondimeno si guadagnava il pane prostituiendosi, sino a quando ovviamente qualcuno di importante la noto' in una delle numerose esibizioni canore in bar e ristoranti e diede inizio al suo successo.
Fini' in galera per droga e passo' da un uomo all'altro, per lo piu' una sfilza di stronzi che di fatto la imbucarono per il tunnel della droga.
Leggo che non veniva apprezzata tanto per la potenza vocale, che in effetti era piuttosto limitata, quanto per la quantita' di anima che metteva in ogni nota, che pare fosse al contrario considerevole.
Tutto questo, per proprieta' transitiva, insinua nella mia mente un pensiero sgradevole:
che mia nonna, a sua volta, non sia un essere perfetto ed asessuato?
 
 
pisodeuorrior
Tra una cosa e l'altra oggi abbiamo pure colto il faticoso risultato delle nostre schiene contadine.
Deh che gioia! Aggirarsi per il latifondo riarso dal sole ed accorgersi che, all'ombra di una premurosa robusta foglia sonnecchiava tale cristonazza di zucchina.






Strabiliato dalla gaia sorpresa ho presto scostato varie altre foglie, scoprendo che alla fine la terra gentile ci aveva compensato con inaspettata generosità.
La cosa che mi riempie di giubilo è che ci sono un sacco di altre zucchinazze lì pronte a farsi cogliere, così come tanti altri fiorellini che presto sbocceranno per finire in pastella.
E a sto giro mi ricorderò di metterne poche alla volta cosicchè non mi si abbassi la temperatura del frittume decroccantizzando la panatura.
E pensare che sino ad un paio di anni fa mi schifavano peggio delle melanzane.

Comunque son soddisfazioni
 
 
Current Mood: grateful
Current Music: Nick Drake - Been Smoking Too Long
 
 
pisodeuorrior
Ho passato l’infanzia a sentirmi dire che ero stronzo perché facevo le cose come mi girava e mai come andavano fatte, la mia maestra ne aveva fato una crociata. Di farmele notare tutte, intendo. Le mie mattine erano una lunga sequenza sul come non ci si appollaiasse sulla sedia o non si disegnasse sul banco. In realtà quelli che mi sono mancati spesso sono stati gli argomenti per supportare certe abitudini, voglio dire, spesso le cose le faccio con un motivo, dico davvero. Perché in realtà sono molto metodico ed abitudinario, a scavare bene. Se la gente si interessasse a indagare sulle motivazioni dei bambini, dico io, il mondo sarebbe un grosso pacioccoso luna-park. I bambini ci prendono quasi sempre. Ma dato che nemmeno io li ascolto così spesso non posso rimproverare nessuno se invece di ascoltare mocciosi bombarda paesini mediorientali.
Anyway, sto vergognosamente divagando.
Ci sono abitudini con cui convivo da sempre. L’ordine di indossamento dei vestiti, ad esempio, segue una prassi che non potrei violare nemmeno sotto tortura. Mutande, calzoni, calze, scarpe e poi tutto quello che va sopra. Anche d’inverno, non girerei mai vestito di tutto punto ma senza scarpe. Questo non lo so spiegare, lo ammetto, ma so che è giusto, fidatevi.
Una delle cose che mi è sempre stata rimproverata, ad esempio, è il tempo smisurato che mi occorre per portare a termine una doccia. Ci ho sempre messo tanto, anche da piccolo. Tre case fa, quando stavo praticamente da solo con mia sorella, in due avevamo totalizzato il consumo massimo di acqua su quarantadue famiglie del condominio. Ma non si tratta di eccesso di pulizia – sempre che esista qualcosa del genere - il fatto è che, a voler semplificare, mi piace l’acqua e raramente riesco a rinunciare a qualcosa che mi piace. In pratica metto la doccia a fianco al bere e al fumare, solo che non fa male se non nel gorno in cui arriva la bolletta.
Ecco, uno dei tanti lati positivi del lavorare in casa è fare la doccia al mattino e non alla sera.
Quando stavo in ufficio mi svegliavo pochi secondi prima del dover balzare in macchina bestemmiando, e dato che dormire mi è sempre piaciuto più del farmi la doccia non sarei mai stato capace di anticipare la sveglia di un’ora solo per lavarmi.
Anche se, a dover analizzare la cosa, la doccia mattutina non ha niente a che fare col lavarsi. E’ più qualcosa che ha a che fare col battesimo, anzi, con la resurrezione, col miracolo del risvegliarsi dopo che, per l’ennesima volta, la vita ci ha fornito instancabile ancora quel piccolo suggerimento sul nostro destino finale. Immergersi nell’acqua appena aperti gli occhi è un omaggio al nostro retaggio, è un ripercorrere l’intera creazione nello spazio di una misera cinquantina di minuti.
Al mattino l’acqua sulla pelle è la pioggia continua e gravida di vita del cretaceo, niente di meno.
Con la presenza di spirito appena sufficiente a muovere qualche incerto passo - il passo di chi è rimasto folgorato dal prodigio di essere vivo - gli occhi chiusi come se non li avessi mai aperti, tendo il braccio e miracolosamente il flusso mi avvolge, una liquida cortina protettiva ll’interno della quale risalgo faticosamente tutti i gradini della mia evoluzione.
Uno ad uno vengono lavati via i veli d’incoscienza che mi gravano sulle spalle, riscopro l’uso degli organi visivi – ah! La luce! – delle mani, del pollice – hei si oppone! – penso al fuoco, al segreto del ferro, al vociare di uomini in battaglia, a pianeti ed elettroni, fino a dire con voce matura e trionfale IO - SONO - UN - UOMO. Solo a quel punto posso cominciare l’effettiva procedura di lavaggio che, come dicevo, segue una prassi ordinata e immutabile da anni. Prassi motivata da un’infinità di tentativi e sperimentazioni, sino ad essere giunta alla cristallina essenzialità del Metodo Perfetto. Per fare un esempio chiarificatore, nel Metodo Perfetto non ci si lava mai la faccia dopo essere passati dal sedere, ci ho messo molto per capirlo.
Al di là della cortina liquida il mondo spinge e sbraita ma sotto la doccia sono quasi invulnerabile, rimane tutto lontano ed ovattato e molto più facile da osservare obbiettivamente. Niente bollette, convenzioni sociali, appuntamenti, piani da seguire. Solo elementare acqua ed elementare pensiero. Le mie idee migliori mi sono venute sotto la doccia.
O sul water, ma di questo ne parlerò un’altra volta.
Capirete quindi che, da sempre, la frase “dai muoviti cristodio che devo andare in bagno” , seguita da pugni furiosi contro il legno della porta, ha sempre assunto i connotati di un sacrilegio, di un’insopportabile blasfemìa perpetrata nel tempio liquido e gorgogliante in cui si celebra il miracolo dell’Universo che crea osservatori di sé stesso.
La doccia è importante, per dio. Oggi mi sono svegliato un po’ prima, ero gelato e volevo farmi una bella doccia e contemporaneamente cominciare a lavorare un po’ prima.
Il risultato è che ho cominciato prima e ho finito dopo. Non me lo sono spiegato, credevo di averci messo pochi minuti. Forse sono diventato Gran Maestro e sono finalmente riuscito a creare una distorsione spazio-temporale in cui nessuno mi può toccare. Che ha come unico inconveniente il fatto per cui quando per me passano cinque minuti per voi sono passati cinque milioni di anni. Bah, ho controllato, asphalto c’è ancora, e chi l’ammazza quello.
Potrebbe anche essere che mi sono addormentato sotto l’acqua ma riconoscerete che la cosa è singolare.
 
 
Current Mood: curious
Current Music: Javier Ruibal - Aurora
 
 
pisodeuorrior
07 December 2005 @ 05:59 pm
Ci sono lavori che uno può fare e altri che no.
Io lavori di responsabilità no, per esempio.
Non parlo di responsabilità in generale, di quelle responsabilità che si possono ponderare ed affrontare col sigaro in bocca, con lo sguardo serio e compassato dell'eroe.
Responsabilità per cui posso prendermi il mio tempo, diciamo.
Per quelle ci sto dentro, no problem, tanto se riesco a ritagliarmi qualche minuto tra una cazzata e l'altra trovo sempre il modo di dare la colpa a qualcuno.
Le responsabilità quelle vere, invece, non datemele. Quelle cose che valgono la vita e vengono decise sul filo di un rasoio, per intenderci. Tipo "do a Piso questo capo della corda che mi terrà sospeso sul baratro perchè so che tanto non la molla". Oppure "lascio a Piso l'incombenza di calcolare la delicatissima traiettoria di rientro della navetta spaziale che tanto NON farà quello sbaglio di un grado che farà rimbalzare gli astronauti nell'infinito vuoto siderale".
Ecco, non fate mai errori del genere. Ciao navetta spaziale.
Bottoni da non schiacciare, riflessi da tenere pronti, bicchieri da non rompere. Sono goffo, penso ai cazzi miei ed ho definitivamente rinunciato ad una possibile carriera da ninja.
Tipo che l'altro ieri dovevo aprire lo sportello della stufa vecchissima, quella con la maniglia di ferraccio che diventa incandescente.
Così prendo le pinze con la mano destra, penso distrattamente a qualcosa di inutile tipo il sarchiapone bitumato delle Ande ed apro lo sportello con la sinistra.
Odore di pollo, interessante fsssst della carne contro il ferro e un male che non ho nemmeno trovato bestemmie adatte.
Per carità, mi faccio coccolare e medicare e le dita sono quasi guarite. In più sono esentato per un paio di giorni dal trasporto della legna per manifesta deficienza motoria.
Però non posso più suonare, oggi niente orchestrina e come se non bastasse sembro gatto Silvestro quando Titti gli pesta le dita col martellone.
Ma quello è il meno.
Il tutto mi ha fatto pensare che la mia distrazione mi preclude attività che implicano quel tipo di responsabilità. Quindi addio jet di linea, centrali atomiche con tutti quei bottoni e cose del genere.
Sigh

Ringrazio [info]windruffle per le amorevoli cure e per non avermi scherzato più di tanto
 
 
pisodeuorrior
29 November 2005 @ 02:21 pm
Personalmente ritengo che il tempo terribilmente limitato assegnato alle cose viventi sia un terribile affronto, e che il mondo sarebbe un posto migliore se ad ognuno venisse chiesto mediante procedure il più corrette possibile quando e se vorrebbe tornare a far parte del flusso inarrestabile delle Cose.
Non lo dico per banali sentimenti egoistici o per la ben giustificata preferenza per l'immortalità, ma per ben più altruistiche riflessioni soprattutto - credetemi - di natura pratica.
Il mio pensiero va all'incalcolabile moltitudine di creaturine innocenti e indifese, prive non solo di quell'indefinibile scintilla di autocoscienza che chiamiamo pensiero, ma addirittura di un banalissimo sistema nervoso centrale. Prive di ogni tipo di capacità cognitiva, della più piccola possibilità di creare filosofie e religioni che facciano loro accettare l'ineluttabile dipartita, immaginare paradisi gremiti di urì, vaneggiare redenzioni.
Di quelle incolpevoli vittime che vedono disgregarsi sotto gli occhi quella fragile architettura di celluline e umori vitali che avevano imparato a chiamare Vita.
Parlo - e la mia mano trema sui tasti per lo sconforto - della mia piccola piantina di maggiorana caduta sotto la furia distruttrice dell'entropia, della mia bella lavanda ormai al di là di ogni possibilità di cura, delle mie tenere piante carnivore ridotte a patetiche caricature di avanzi di insalata raccattati dall'immondizia.
Deh! Quale illusione la Primavera, fare progetti, comprare terriccio, procurarsi vasi sotto l'illusione di una perenne fioritura. Quale terribile scherzo l'estate, tutta profumi, germogli e foglioline di basilico che non fai tempo a fare il pesto che già son ricresciute. Tutto polvere, tutto irreversibilmente andato.
La Vita altro non è che un ninnolo regalato ai bambini per essere subito ripreso. Che lascia vasi vuoti che non so dove mettere. Anche il timo non se la passa bene, ma forse lui resiste.
Fanculo mi rimetterò a comprare i vasetti di spezie secche.
Anche se sanno tutte invariabilmente di origano.
 
 
pisodeuorrior
23 November 2005 @ 10:31 am
Ogni dannato inverno che il signore manda giù sulla terra mi balza in mente questa frase, mi scaturisce in forma di pop-up nonappena la temperatura scende sotto un certo livello molto preciso.
Il livello Generale Inverno, diciamo. La voce fuori campo del pop-up è quella di un 45 giri che avevo da piccolo, di quelli che si mettevano nel mio mangiadischi arancione.
Che mi scoppiasse una vena se mi ricordo qualcosa di quel disco a parte la voce che diceva “è arrivato il Generale Inverno”.
Ad ogni, modo, come ogni anno non se ne è dimenticato, è arrivato.
Questa volta, solo per scorno, l’ho accolto con un caldo benvenuto. Il sorriso che gli ho rivolto è ancora ghiacciato, credo sparirà in primavera. Assomiglio a Jack Nicholson alla fine di Shining, dannazione.
Appena aperta la porta di casa sono stato accolto da un turbine infestato di pezzetti di ghiaccio che non si vedeva dai tempi dei Cavalieri dello Zodiaco, accompagnato dal profondo vocione del vento che fischiava tra gli alberi e sbatteva finestre.
“E’ arrivato il Generale Inverno” – ho pensato.
Appunto.
E’ sicuro che tutte le mattine che mi sveglierò coi capezzoli induriti dal gelo - e dovrò forare con l’orina l’acqua ghiacciata della tazza – maledirò mille volte l’avvento di questo severo signore.
Per ora riesco ancora ad apprezzare i lati buoni, del resto è da luglio che aspetto questo merdaviglioso clima. Aria pulita, limpida, la carne che pizzica e sembra viva, i pensieri brillanti come il ghiaccio.
Questa mattina, mentre pisciavo il piccolo Zoom per le colline ho pensato parecchio. C’è questo progetto in cui siamo impegnati che continua ad avere la preminenza, tra le altre cose, e sento che rimarremo in orgasmo per un po’ di tempo ancora. Ma sento quasi gli ingranaggi muoversi.
Insomma, stamattina li sentivo bene, deve essere merito dell’aria fredda.
Se devo essere sincero ho trovato un po’ banale la scelta dei colori. D’accordo, bellissima la luce radente che fa sembrare l’erba verde verde. Belli gli effettini con le nuvole e fico anche quello del vento che fa le onde sul grano (hei ho scoperto che il grano si pianta in autunno…. :|).
Però, insomma, mi sembra tutto un po’ superato, da quadretto che si vende alle bancarelle.
L’anno prossimo vorrei vedere almeno una valanga, altrimenti niente “è arrivato il Generale Inverno”.
 
 
pisodeuorrior
02 November 2005 @ 03:54 pm
Nella mia sinusoidale propensione all’ordine, che vibra da picchi di maniacale perfezionismo ad abissi di abominevole sciattoneria, la fine di un lavoro lungo ed oneroso coincide quasi sempre con uno dei cosiddetti periodi “precisini”.
Si buttano via cartacce, si riordina la scrivania, si libera il desktop da nugoli di “Nuova cartella1”, “Nuova Cratella2”, “Nuova cartella N”, si zippano file dalla cartella “lavori in corso” e si spostano nella riposante certella dal nome “lavori finiti”.
Soprattutto, si va in giro a rinfacciare agli altri “ah, io in mezzo al disordine non riesco a lavorare”, pronti a mettere tutto a soqquadro fino al prossimo picco precisino.
In pratica.
Dopo lunga ed estenuante lavorazione ho finito il sito.
E' stato lungo parto; dopo essere stato asservito da gennaio ad oggi alla disponibilità dell'amico mio che mi compilava l'html, alla fine mi sono deciso a studiarmelo e sgomitando di qua e di là alla fine mi sono levato 'sto ago.
Riconosco che finito è una parola grossa, dato che in realtà nella gallery ci sono un sacco di placeholder che attendono di essere rimpiazzati da disegni veri.
Ad ogni modo, le pagine ci sono già tutte e sono pronte ad essere aggiornate all’occorrenza, nonappena avrò riordinato (e ultimato) il materiale da aggiungere..
Dopotutto, come sostenevo già alle elementari con la mia maestra, a cosa serve finire le cose, tanto quando arrivi a metà si capisce già se sei capace o no..
Gradirei in pratica il vostro gentile feedback, è possibile che abbia lasciato errorini in giro anche se credo di aver ripulito un po’ tutto.
Sentitevi liberi di esprimere le critiche anche più sperticate, tanto il mio ego è perfettamente in grado di filtrarle considerando i detrattori più animosi come stronzi ignorantoni cattivi al soldo della sinistra.
 
 
pisodeuorrior
21 October 2005 @ 04:46 pm
Sono sempre stato una persona modesta, cosa che, assieme agli altri miei pregi, mi rende quasi perfetto.
Assieme ad altre strabilianti qualità che non vi annoierò ad enunciare vi è quella di accettare le sconfitte con dignitosi sorrisi, unita a quella di accogliere le vittorie con distaccata indifferenza.
Ho sempre odiato con la più spontanea ferocia coloro che si abbandonano allo sconforto più nero al presentarsi delle prime insignificanti sconfitte, che peraltro ritengo facenti parte della meccanica dell’essere vivi. Allo stesso modo, ma forse di più, non sopporto coloro che ti coprono di lazzi e scoreggette quando, per effettiva superiorità o per capricci del destino, si trovano a primeggiare, anche se riconosco che qualcuno lo fa così bene da essere quasi simpatico.
Ad ogni modo, questi miei due mastodontici pregi, assieme – ribadisco – a quello della modestia, contrastano in modo quasi sbarazzino con quello che molti concordano nell’attribuirmi come – seppur trascurabile – difetto, ossia quello di non saper riconoscere quando ho torto.
Mi soffermerei a correggere questa piccola sbavatura del mio carattere se non fosse che questa eventualità si manifesta così di rado che il solo pensarci è uno spreco di energie.
Ad ogni modo. Se uniamo a tutto questo una naturale propensione al self-improvement è evidente che quando incontro qualcuno che mi sovrasta con le sue qualità è più facile che lo prenda come modello piuttosto che spezzettare le sue foto e buttarle nel cesso.
Capirete quindi il disappunto quando, effettuando una banale ricerca con la parola chiave “pencil” (mi serviva l’immagine di una matita) mi sono trovato ‘sti due bastardi. Ed osservandomi esterrefatto ho sperimentato - del tutto impotente - il sentimento dell'odio deformare i miei sereni lineamenti. Aggredirmi dal basso con sinuosa, serpentina, lenta determinazione. Odio e invidia. Maledetti. Farabutti. Vi odio tutti e due. )
 
 
pisodeuorrior
09 September 2005 @ 01:11 pm
Oggi ho una di quelle sensazioni di imminenza che avverto ogni tanto. Ha la potenza di un deja-vu ma non altrettanto definibile.
Fortunatamente il problema non è particolarmente grave, in genere la mia sovrumana percezione paranormale degli eventi in avvenire ha la precisione di una previsione del tempo fatta ad agosto per natale.
Succede che scruto l’orizzonte infestato di nembi con lo sguardo deciso del protagonsta saggio, uno sguardo fermo che il futuro non può far vacillare. I compagni di avventura mi guardano col fiato sospeso, pendendo dalle mie labbra. Sono troppo sicuro di me perché si possa solo pensare che io sbagli, pertanto tutti stanno lì attorno pronti a spigolare qualche briciola di saggezza che possa rotolarmi fuori dalle tasche. Guardo quindi dritto dentro l’occhio del ciclone e finalmente pronuncio parole che sanno di profezia : ”Sta per succedere qualcosa”.
Tutti guardano prima me, poi l’orizzonte, poi di nuovo me.
Aspettano.
Aspettano ancora.
Qualcuno si siede. Altri si grattano, in preda a pruriti.
Passa un autobus, la nettezza urbana, gente che fa le sue cose.
Uno che chiede di spostarmi perché deve far uscire la macchina. I primi fedeli si rompono il cazzo e se ne vanno. Alla fine l’ultimo di loro mi manda a cagare, me e il mio sta per succedere qualcosa e va a fare qualsiasi cosa che non si ascoltarmi.
Con le previsioni non ci prendo. Ma insomma, oggi mi sento di incassare le spalle come quando sai che ti stanno per dare uno schiaffazzo sul collo. In effetti ho lasciato un po’ di cose lì in bilico, ultimamente ho qualche lacuna nell’organizzazione delle cose, non vorrei che mi cadesse la pila dei bicchieri sui piedi.
Non che mi faccia problemi eh, i bicchieri si ricomprano. Però.
Forse è solo questo schifoso tempo grigio da ottobre. Non è giusto che oggi sembri ottobre, settembre mi sta sgambettando sotto al davanzale senza che io lo abbia ancora degnato di uno sguardo.
Ci sono boschi da vedere, funghi, tramonti, belle giornate, odore di uva e mosto. Robe da settembre, via. Oggi invece mi sa di quelle giornate invernali che ti alzi al buio, fai tutto nella penombra e manco te ne accorgi che è già sera.
Ridatemi il mio radioso settembe, odori, colori caldi, gialli e marroni.
Non sono fatto per questo grigio.
Quanto manca alla primavera?
Comunque ascoltatemi, sta per succedere qualcosa.
 
 
Current Mood: scared
Current Music: Ivano Fossati - Mio Fratello che guardi il mondo
 
 
pisodeuorrior
25 August 2005 @ 01:39 pm
Di intelligenza vivace ma troppo discontinua, almeno a quanto diceva di me la mia maestra, riconosco che in effetti mi riesce difficile concentrarmi su una cosa per troppo tempo. Il che, come effetto collaterale, implica un certo disordine nelle mie proprietà in generale e nel mio habitat in particolare.
Non avrò mai una casa costantemente ordinata, a sporadici episodi in cui tutto è perfettamente al suo posto si alternano larghi periodi in cui lancio oggetti ed indumenti per aria e lascio che la forza di gravità se ne prenda cura.
Ma.
Le volte in cui mi prende la frenesia raggiungo livelli che molti altri sperimentano solo durante la Pasqua ed altre rare occasioni.
Riordino cose sugli scaffali, divido i libri per genere e li dispongo sulle mensole in ordine di altezza. Piego vestiti di uomini donne e bambini, sposto mobili, poto vegetali, lustro scarpe, formatto computers, correggo i quaderni vecchi delle elementari. Ridispongo granelli di ghiaia, estirpo erbacce, correggo metriche, cucio bottoni. E non soddisfatto asfalterei strade, risolverei problemi di alimentazione di paesi sfortunati, raddrizzerei banane. In un turbine risolutore in cui sento la mano riordinatrice di Dio porto pace e giustizia dove prima non ve n’era. Ed alla fine, sudato ma felice, mi guardo attorno con l’aria fiera del vincitore, subito pronto a mettere tutto a soqquadro per altri lunghi mesi.
Oggi era il turno del giardino, che fino ad un’ora fa sembrava un camposanto bombardato, con arti che spuntavano dai cespugli, tombe scoperchiate ed altre cose ben più spiacevoli. Scese le scale con passo sonante e fiero cipiglio da conquistatore mi sono avventato su quella terra di nessuno invasa dalle piante infestanti, ed a suon di rastrello e cesoie ho cominciato a combattere contro il Caos che da lungo tempo vi gozzovigliava indisturbato, spesso rumoreggiando con brindisi e mignotte.
Dopo due ore di duro lavoro - sette sacchi neri colmi di foglie ed escrementi di Zoom grossi come cranî umani – faccio una piccola pausa, mi appoggio al rastrello come fosse una spada piantata sul campo di battaglia vittorioso e – meraviglia! – tutto era pressochè come prima, schifo di una miseria impestata ladra e assassina.
Nell’ampio spazio che avevo appena liberato da foglie e cacchine mastodontiche vi era una quantità pressochè identica di fogliame vario. E proprio mentre guardo a bocca aperta quello scempio rinnovato il dannato lauro mi deposita a terra almeno una ventina di foglie, dolcemente, di soppiatto il codardo, con quell’aria da “chi, io?” che fa così incazzare. E a fargli il verso quel paralitico melo che TUD – TUD mi scaglia un paio di quelle legnose immangiabili mele.
Una mi rotola quasi ai piedi e rimane lì, sbeffeggiante.
Ora, a parte l’insolenza di entrambi i gesti – che denotano un livello di maleducazione e cattiveria quasi inaccettabili – tutto questo mi ha sbattuto in faccia tutta la futilità di spazzare foglie quando ve ne sono ancora a miliardi pronte a cadere appena mi giro. Ed alla tristezza della condizione umana eccetera eccetera.
Non c’è scampo, siamo costretti a soccombere alle forze soverchianti dell’entropia, nonostante tutti i nostri sforzi le erbacce invaderanno le nostre strade, i grattacieli si sgretoleranno, le spade arrugginiranno e diventeranno polvere.
E come se non bastasse l’universo si espanderà fino a raffreddarsi in una gelida immensità senza vita, dove Ogni Cosa riposerà finalmente nello stato di minore energia cui aveva sempre aspirato, con tutto quello che ne consegue.
Come ciliegina sulla torta delle mie riflessioni il piccolo Zoom assume la posizione su un mucchio di foglie ancora da impacchettare e vi adagia con cura un pacchetto di escrementi della forma e dimensioni di un panettone Bauli, cosa che mi fa ricordare che Natale è alle porte, l’inverno si avvicina ed io non ho ancora fatto legna.
Per quanto possa servire.
Lascio schifato gli attrezzi e me ne vado, lo ammetto, sconfitto.
Oggi bighellonerò per casa perché tutto è futile, e se l’universo deciderà di spegnersi proprio oggi non me ne curo, ormai ho le spalle preparate per accettarlo.
Ah si.
 
 
Current Mood: disappointed
Current Music: Sting - Saint Agnes And The Burning Train
 
 
pisodeuorrior
17 August 2005 @ 06:05 pm
Non ho gusti troppo troppo raffinati, per la maggior parte delle cose sono più o meno tollerante quanto un Commissario Munnezza o uno Shrek.

- pausa di riflessione –

Preciso subito che questa affermazione non ha valore nella vita sentimentale (si, con l’età si apprendono le arti della temperanza e della diplomazia).
Ad ogni modo in quanto al resto seguo poche semplici regole, purtroppo non tutte enunciate dal sottoscritto ma presto assunte nel mio armamentario di frasi fatte.
Tipo riguardo al vino la regola è “l’importante non è che sia buono ma che faccia male”, ma concedo che la definizione risale alle ciucche dell’adolescenza e forse andrebbe aggionarnata.
Riferito alla produzione cinematografica direi che una pellicola deve rispondere a due domande fondamentali:
“scopano? Si sparano?”
Se la risposta è NO ad almeno una delle domande la produzione va ad ascriversi alla categoria dei documentari e quindi a tutto un altro sistema di valutazione di cui non mi curo.
Per quanto riguarda il cibo sono molto poco schizzinoso: se non ci sono merdose melanzane di mezzo è tutto ok. Basta che non me lo si disponga in quei modi froci dei francesi, con quattro carotine e un cavoletto della minchia.
Odio quei piattini stitici dove non hai tempo di dire “buona ‘sta salsina” che già è finita.
Preferisco maschi piattazzi di agnolotti, mestolate di spezzatino, suole di affettati, architetture di patatine, fitte coorti di pisellini. Sono fautore dell’orgogliosa cipolla, del vivace aglio, del pugnace peperoncino, dell’agile prezzemolo.
La tavola non è luogo di diplomazie, false dichiarazioni, vergognose negazioni di identità. Non si può chiedere ad un peperone di essere meno peperone ed un po’ più – mettiamo – scamorza, o ad uno scalogno di atteggiarsi ad asparago. La tavola è luogo da petto in fuori e nomi urlati a piena voce: IO SONO UN CAVOLO CAPPUCCIO!
Niente mezze misure, le panature debbono croccare come ghiaia calpestata da baldanzosi anfibi, i ripieni sprizzare dai pertugi come lava da un vulcano, le guarnizioni riversarsi come devastanti alluvioni di sapore.
La crema pasticcera gongolare da strati e strati di pan-cakes.
No perché l’altra sera ci siamo trovati tipo a mezzanotte con “sai ho voglia di qualcosa ma non so di cosa”, e dato che l’unica cosa che avevamo in casa erano uova, mezza bottiglia di latte, farina E una lussuosa stecca di vaniglia dall’odore delizioso, abbiamo inserito i dati nel computer ed è venuto fuori che potevamo fare un tot di pan-cakes (ricetta maffa-marina) e una discreta quantità di crema pasticcera per guarnirle.
Ora, tralasciando che ho fatto una crema pasticcera da orgasmo rumoroso, ametto che tutto quanto ho scritto sinora era per dare un minimo di background giustificante al fatto che mi sto trasformando in un maledetto ciccione schifoso ed al fatto che i principali responsabili sono spuntini di mezzanotte tipo questo:

 
 
pisodeuorrior
12 August 2005 @ 09:16 pm
I periodi di inattività più lunghi di un pugno di ore mi rendono estremamente pericoloso.
Tengo ovviamente a precisare che per periodi di inattività intendo lassi di tempo in cui nessuno mi sta attivamente obbligando a svolgere mansioni. Perché l’inattività in senso stretto non mi è estranea, sarei capace a stare sul divano a leggere per giorni se solo in quei giorni avessi un impegno.
Quando non ce l’ho invece l’inattività mi sta stretta, ed è lì che divento pericoloso.
In casa mia si è sempre generato un folle fuggi-fuggi al primo insignificante segnale di quella languida morbida modalità in cui il corpo è mollemente abbandonato ma l’occhio vaga inquisitore in cerca di nuove attività. Sin da piccolo.
Mi rompevo le palle e allora mi veniva voglia, poniamo, di costruire marionette. Ovviamente nessuno in casa ne sapeva un cazzo di come fabbricare marionette, e allora – ci penso io vedrete – ribaltavo cassetti in cerca di seghetti, mandavo mamme a comprare compensato, riesumavo tempere Giotto da polverosi sarcofaghi per accorgermi che – dannazione – non erano in ordine cromatico e in più mancava il giallo cadmio, quindi pomeriggi a riordinare i miei colorini, poi i miei pennellini, poi soldini per comprare il giallo cadmio, poi disegnini di marionettine, poi non ne avevo più voglia e mollavo tutto dov’era e mia mamma mi picchiava.
Una volta ho costruito un paracadute con spago e lenzuola vecchie che forse erano nuove ma mia nonna non mi sopportava più e me le ha date lo stesso, poi l’ho provato dal tetto del garage dei vicini. Ho scoperto in quel caso che la differenza tra un impatto al suolo con paracadute di spago e lenzuola e un impatto senza paracadute di spago e lenzuola è scarsamente apprezzabile.
Un’altra volta mi ero fissato a costruire galeoni di carta. Galeoni minuscoli, fatti bene, con stuzzicadenti come alberi e un sacco di fili e cannoncini di stuzzicadenti anch’essi. Quelli mi venivano proprio bene, avevo imparato il principio costruendo l’Astronave Argo del Capitano Abatar da un modello che era uscito in edicola. Avevo espanso il concetto durante tutta un’altra indolente estate tale e quale a questa, trasformando la casa di mia nonna in un incubo in cui tipo gli stabilimenti della Fabriano esplodevano in un turbine di carta e stuzzicadenti.
Ero anche andato in biblioteca a prendere un sacco di libri di navi e galeoni, ed ero diventato molto competente di ponti, sartiame, manovre e nomi di navi e capitani importanti. Parlavo correntemente come un vecchio lupo di mare pieno di grog e sifilide.
Quello di buono che rimane dai miei periodi di noia è in effetti l’indotto. Non ho mai finito una marionetta che fosse una, ma ero l’unico fottuto bambino della scuola a saper usare un seghetto e a sapere che l’ammiraglia di Nelson era la Victory, ve l’assicuro.
Se non fosse che ho problemi per quanto riguarda memoria a breve, medio e lungo termine, ora saprei fare un sacco di altre cose, e costruirei paracadute.
Per divertimento, ovviamente, non farei mai buttare nessuno con un paracadute fatto da me.
Comunque in questi giorni mi annoiavo ed ho messo a posto il computer.
Non era una veria noia di quelle pericolose, ma gli effetti si stanno inasprendo e probailmente presto smonterò il case per raffigurarvi a sbalzo un ritratto di Paperoga.
Nel frattempo butto via cose, ne comprimo altre, organizzo archivi, faccio backup e – Dio che brutte icone!
Mi sono scarricato un po’ di icone nuove. Era inevitabile.
Per ora ne ho 14000 circa, ma non ho tutta sta voglia di sfogliarle tutte, così per ora con quelle che ho trovato ho abbellito il mio desktop.
Ne fornisco testimonianza.



Come noterete le Risorse di Rete hanno una vetustissima icona di Windows che mal si sposa col pc nero fiammante delle Risorse del Computer, cosa che mi provoca disagio.
Sfogliando le 14000 icone nuove che ho non ne ho trovata nemmeno una con una grafica accattivante, ad esempio due computer neri uniti a far intendere che costituiscono felicemente una rete, o cose così.
Ed anche i tre hard disk, così grigi e tristi, non mi soddisfano per niente, così come le sottocartelle, che hanno tutte nomi per cui non si può trovare un’icona, tipo la cartella Robba Vecchia, o Sito Mio, mi causano molti problemi.
Per cui mi sono procurato un software per fare le icone, l'Icon Forge 7, così non dovrò più spigolare immaginette dalla vastità della rete cercando di associare banali figurine alle poliedriche manifestazioni dei miei hard disk.
Solo che non è così immediato come credevo, e ci sono un sacco di cose da sapere che non sapevo, ed ora sono obbligato a studiarmi il manuale, e fino a che non avrò tutte le icone del pc come le voglio io tutto mi sembrerà triste e senza personalità alcuna.
Odio quando sono annoiato.
 
 
pisodeuorrior
02 August 2005 @ 11:24 am
E’ una mattina buia e tempestosa. La pioggia batte allegra sui davanzali e le piastrelle del terrazzo e le tende sbattono come vele gonfiate dal vento. Le porte gemono sui cardini.
La temperatura è un filo troppo bassa per l’esigua copertura della sottile coltre di lenzuoline estive, ma sopporto volentieri sapendo che sino ad ottobre sarà il meglio che si possa chiedere in quanto a condizioni termiche. Pertanto mi giro tra le coperte. E lancio verso il cielo un silenzioso sincero benvenuto alle nuvole infuriate. Tranquille ragazze, c’è posto per tutte, fate come a casa vostra, sfogatevi, imperversate, correte in lungo e in largo, siate benvenute. Mettetevi comode. Questo si chiama b-a-s-s-o-p-i-e-m-o-n-t-e, non so se ci eravate già state. Belle colline ma gente un po’ strana. Non posso offrirvi niente, frigo vuoto, qualche verdura, niente vino. Oggi solo acqua, quella che portate voi.
Aah la pioggia, l’acqua che lava tutto, pulisce l’aria, formatta l’aspetto del circostante. Mi crogiolo tra sensazioni piacevoli sino a quando mi viene in mente che le nuvole amiche si stanno accanendo sui vestiti appesi e sulla tastiera che qualcuno mi ha lasciato in terrazzo.
Mi erigo con un prodigioso colpo di reni e semi-nudo sul terrazzo pongo rimedio.
Alla fine di quattro tormentati umidi minuti torno in casa per accorgermi che la giornata è cominciata senza dirmi niente, telefoni, mail, postino e robe da fare.
Grattandomi le terga come si conviene ad ogni maschio adulto appena sveglio faccio il punto della situazione e traggo conclusioni. Ordinatamente catalogate per punti:

- Oggi è il primo giorno di vacanza. Che è una definizione arbitraria, diciamo, dato che in fondo non è che... insomma, la situazione è un po’ singolare e forse non so se devo esultare.
E poi non è proprio vacanza, oggi c’è ancora da fare anche se non si parla di cose impegnative, retribuite o risultanti da coercizione. Ma l’aria da ultimo giorno di scuola si è intrufolata dalle finestre assieme a quella del temporale estivo, e quando le nuvole hanno smesso di far baccano quella è rimasta. Subdola.
Va bene, il primo giorno di vacanza è domani, non oggi. Oggi è il sabato del villaggio, se vogliamo, il giorno che suona l’ultima campanella, si salutano gli amichetti. La vacanza è domani, domani. Quindi correggo:

- Oggi è la vigilia del primo giorno di vacanza. Altri preparano itinerari. Io sto a guardare, per sta volta. Mi vengono in mente immagini poetiche. Annuso il vento del temporale che se ne è appena andato, e lo invidio. L’infame arriva, fa il diavolo a quattro, tuoni e fulmini e poi subito a divertirsi in un altro posto. Ora di stasera sarà già nei paesi dell’est, dove – tra parentesi – la credenza secondo la quale con un paio di collant ti scopi chi vuoi è una poderosa cazzata. Ahaha, rido in faccia al vento. Se và lì per quello rimarrà deluso. Ma la soddisfazione è magra, mi sento come un gabbiano, con le ali spezzate - che vede gli altri partire e volare lontano e lui lì coi lacrimoni. Ah, ma fanculo, qua mi diverto lo stesso, mica ho bisogno di voi, vedrete quante cose so fare. Subito mi assale un’immagine delle mie vacanze. Io che faccio scoregge e rido da solo. Le immagini poetiche di viaggiatori frustrati scompaiono per non tornare più, annichilite dal prosaico pop-up mentale in cui scoreggio e rido. Vengono sostituite da pensieri su come affrontare vacanze senza una sola moneta. Dunque.

- Non si va da nessuna parte, a parte posti molto molto vicini, le alternative si possono sviluppare solo tra le mura di casa, penso. Giochi da fare, occhei quello si. Trovare giochi. Carte, società, pc. Sesso, quello riempie tempo e dà un sacco di soddisfazione. Bene, aggiungere alla lista. Niente materiale per cene o pranzi degni di tale nome, quindi sorvolare sulle ore dei pasti. Segnare. Film. Ovviamente da prendere in biblioteca che è gratis. Dipingere casa. Mi vengono in mente immagini in cui si dipingono muri, poi dai una pennellata scherzosa sul naso della tua ragazza, che si vendica e ti tira una latta di vernice e poi si finisce a fare sesso variopinto. Sesso. Ah già segnato. Umm dannazione.Non mi viene in mente nient’altro?


E’ possibile? Io ho una grande fantasia. Grande, giuro. La mia maestra delle elementari lo diceva a tutti. “Non si impegna, ha sempre la testa sulle nuvole. E disegna sul banco. Gran fantasia”.
Ecco, subito mi arriva il sapore della sfida, la parte sarda della mia testa è pronta a ricevere i colpi del destino. Per dio, non è la prima volta che faccio vacanze da nullatenente. Ed ho apprezzato quelle estati tanto quelle in cui viaggiavo col sole in faccia. Erano le estati in cui riordinavo, frugavo in cantina, inventavo, pensavo. E poi cambiavo. Erano belle estati, davvero, anche con la finestra chiusa, un sacco di silenzio e tutti quei pensieri. L’unica cosa che cambia a sto giro è che non sono da solo..
E pensando a questo mi si insinua finalmente nella sottocorteccia un’idea dal fulgore abbacinante. Hei, ma st’estate non sono da solo! E’ una scoperta eccezionale e sono fiero di me. Non sono nuovo a trovate del genere, l’altro ieri ho scoperto l’acqua calda, ad esempio. Il fatto è che i meccanismi di pensiero sono duri da cambiare, e i miei, come dicevo, sono pensieri da sardo, più resistenti di quelli degli altri. Bisogna muoverli con pazienza, attenti attenti, come fossero bacchette da Shangai. Mi rendo conto che il paragone fa cagare ma ho un sacco di mal di testa. Mi sono svegliato troppo in fretta e troppo male.
Però in sostanza, dicevo, ho scoperto che non sono da solo. Ho vinto da solo estati che promettevano malissimo, e questa volta siamo addirittura in due! Tre, se contiamo un cane.
Mi sento molto meglio, nonostante il mal di testa. Sento che sarà un’estate memorabile. Una di quelle che pensi, e ti raccogli, e ti fai forte ed alleni i quadricipiti e misuri burroni con lo sguardo.
Poi a settembre pronti a far salti prodigiosi.
E siamo addirittura in due, ci pensate? Mai successo. Cioè, mai successo che mi fossi sentito uno di due, non che… insomma. Anzi.
Vado a cercare un Aulin..